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IL parco
Regionale del Delta del Po è
il più esteso fra i parchi regionali
e occupa un’ importantissima porzione
di territorio dell’Emilia Romagna. Il
territorio del parco si articola in sei diverse
stazioni, ognuna delle quali caratterizzata
da specifiche emergenze naturalistiche, paesaggistiche
e storico-culturali.
Il visitatore ha la possibilità di
esplorare il parco attraverso svariati itinerari
d’unica bellezza, percorribili in auto,
in bicicletta o a piedi.
La città lagunare di Comacchio,
punto di partenza ideale, sviluppatasi su
13 isolotti, rappresenta un centro architettonico-urbanistico
unico nell’area; con la sua rete di
canali, ponti, monumenti e chiese, costituisce
la “capitale” del parco.
A pochi chilometri dalla città si trovano
le Valli di Comacchio, 11.000 ht di area salmastra
circondata da argini e dossi ricchi di fauna
e flora tipica degli ambienti lagunari. Punti
particolarmente suggestivi sono la penisola
di Boscoforte e le Saline, dove è possibile
ammirare una folta colonia di fenicotteri.
Se ci si sposta in direzione nord, lungo la
SS. Romea, superata la Valle Bertuzzi , si
può raggiungere l’Oasi di Canneviè;
piccola valle salmastra in cui è possibile
visitare il Casone di Porticino e la vecchia
stazione da pesca.
Sempre in direzione nord, a pochi minuti d’auto,
si trova l’Abbazia di Pomposa,
uno dei complessi monastici più antichi
e importanti d’Italia.
Dall’Abbazia, in poco tempo, si può
raggiungere il vero gioiello del parco del
delta: il Gran Bosco della Mesola;
residuo delle vecchie foreste della Pianura
Padana. Notevole varietà di specie
vegetali e animali è protette all’interno
del bosco da alcune aree di riserva naturale
integrale, in particolare la popolazione di
cervi delle dune.
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Nell’area
del delta più settentrionale, al
confine con il Veneto, il punto di partenza
per numerosi itinerari è il comune
di Mesola famoso per il
suo castello perfettamente mantenuto nel
tempo e ubicato a ridosso dell’argine
destro del Po di Goro.
Proseguendo sull’argine, superato
l’abitato di Goro, si arriva al faro
di Gorino, ultimo avamposto dove il fiume
incontra il mare; ambiente estremamente
suggestivo e naturale caratterizzato dallo
Scannone di Goro, lembo di terra emersa
che divide il mare dalla laguna e che è
sede per la riproduzione di molte specie
rare di uccelli.
Se ci si sposta verso l’interno di
Mesola è d’ obbligo una tappa
alle dune di Massenzatica
(riserava orientata di dune fossili costituenti
la vecchia linea di costa) e a Torre
Abate (residuo di bonifica del
Duca Alfonso d’Este).
Le stazioni più interne al parco,
rispetto alla costa sono: le Valli
di Ostellato e l’area
naturalistica di Argenta.
Le Anse Vallive di Ostellato sono un residuo
della bonifica del Mezzano, dove oltre ad
attività per naturalisti, ricercatori
e fotografi è possibile partecipare
ad iniziative didattiche e scientifiche
di carattere naturalistico grazie ai numerosi
percorsi e punti attrezzati presenti all’interno.
L’area naturalistica d’Argenta,
nota con il nome di Oasi di Campotto,
è una zona umida di interesse internazionale
per la sua diversità di specie vegetali
che animali. All’interno del perimetro
vi è situato un centro di documentazione
dell’intero complesso.
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Le aree del
parco del delta in provincia di Ravenna
di maggiore interesse sono distribuite tra
Alfonsine, St. Alberto, Mandriole e Ravenna.
La zona più importante è Punta
Alberete; biotopo a protezione
integrale che presenta una parte di foresta
allagata da acqua dolce, unica in tutta
Italia. È possibile visitarla attraverso
un percorso interno fattibile a piedi.
A nord di Punta Alberete , separata dal
fiume Lamone, c’è Valle
Mandriole o Valle della Canna;
area valliva di acqua dolce testimonianza
delle foreste paludose della Val Padana.
Al suo interno vi è situata una torre
d’avvistamento che permette al visitatore
di osservare la moltitudine di specie d’uccelli
che stazionano o nidificano nella valle.
Spostandosi verso la costa, superando la
SS Romea, ci si imbatte in grandi lagune
salmastre collegate al mare e percorse da
una fitta rete di canali; sono la Piallassa
della Baiona e del Piombone visitabili in
bicicletta o a piedi.
Dirigendosi verso sud, superata la città
di Ravenna, è d’obbligo un’escursione
alla Pineta di Sn.Vitale, la
più celebre e vasta pineta del parco,
realizzata dai monaci benedettini dove la
fa da padrone il Pino Domestico. La pineta
è attraversata da nord a sud da una
fascia allagata dove sostano una notevole
quantità d’uccelli di palude;
tutta la pineta è facilmente visitabile
in bicicletta o a cavallo, attraverso sentieri
ben attrezzati.
Facilmente raggiungibile, per chi si trova
nella zona, sono le saline di Cervia; ultima
zona d’estrazione del sale ancora
attiva nel Delta del Po. Sono tradizionali
lagune collegate tra loro che forniscono
un ambiente unico sfruttato sia dall’uomo
sia da particolari specie d’uccelli.

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Il territorio del delta del
Po, che costituisce il più vasto
complesso di zone umide esistenti in Italia, è
riconosciuto a livello internazionale quale punto
strategico nel flusso delle migrazioni di
moltissime specie d’uccelli europei
e quale sito fondamentale per la riproduzione di
altre specie .Ogni anno ospita 55.000 uccelli svernanti
e oltre 35.000 nidificanti. |
La Sacca di Goro
e il Taglio della Falce sono i siti più
frequentati nella zona a nord del parco.
La Sacca di Goro a forma di mezzaluna
con elevata salinità è un ottimo
punto d’osservazione per il Gabbiano
Reale, la Sterna, il Cormorano e il Falco di Palude;
mentre il Taglio della Falce
è una zona ad acqua dolce con canneto palustre
ricca d’Aironi Rossi,
Strolaghe e Svassi dal Collo Rosso.
Se ci si sposta verso sud percorrendo la Strada
Acciaioli, si arriva a valle
Bertuzzi; è possibile osservare
la valle e i suoi ospiti (Garzette, Tuffetti,
Gabbiani corallini e alcuni anatidi)
direttamente dalla strada o da alcune torrette
e sentieri schermati che percorrono il perimetro
della valle.
Per ammirare la prima colonia di fenicotteri
del delta (attirati dall’Artemia
Salina) bisogna arrivare alle Saline
di Comacchio, inserite nelle valli omonime. E
in queste valli che, attraverso due sentieri ciclo-pedonali
interni, si ha la possibilità di ammirare
il Cavaliere d’Italia, la Spatola,
l’Avocetta e una folta schiera di limicoli.
Se ci si sposta nell’area ravennate
è necessario segnalare come ottimo punto
di avvistamento la torre posizionata a ridosso
di Valle della Canna. All’interno
della valle d’acqua dolce è possibile
scorger tra i folti canneti il Tarabusino,
la Cannaiola, il Mignattino e tantissime altre
specie d’avifauna; in particolare
durante le ore del tramonto è consuetudine
osservare i Cormorani al ritorno
dalle battute di pesca.
Tra le aree più distanti dalla costa le
Valli di Ostellato sono il luogo migliore dove
osservare tutte le specie di Aironi, Svassi
e numerosi Anatidi. Sono presenti sentieri
e diversi osservatori che facilitano la visita
di queste splendide valli.
Come ultima stazione va menzionata l’Oasi
di Campotto e Valle Santa; il sito ospita
quasi tutte le specie d’uccelli d’acqua
dolce (Alzavole, Volpoche, Mestoloni e
molte specie d’ardeidi). I percorsi
presenti consentono un ottimo accesso ai punti
d’avvistamento e al boschetto igrofilo interno
alla valle.
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| Una città magica, in cui le
vie antiche ed i palazzi suntuosi trasmettono storia
e splendore di un lontano rinascimento estense.
Ferrara è stata dichiarata dall’Unesco,
patrimonio dell’umanità, in
quanto racchiude monumenti e strutture architettoniche
uniche. |
Iniziò il suo sviluppo culturale
– urbanistico verso la fine del XIV sec.,
quando venne arricchita, oltre ai numerosi centri
monastici, dall’odierno Duomo,eretto
in stile romanico – gotico tra il sec. XII
– XIV con all’interno numerosi affreschi,
dipinti e sculture del Garofano, Guercino, Bastianino
(sec. XVI).
La città si può suddividere in due
zone per distinte per l’architettura: la zona
Medievale che dal castello prosegue verso via della
Giovecca, via delle Volte e Porta
d’Amore e la zona Rinascimentale,
comprendente Ercole I d’Este
(anticamente detta degli Angeli) che conduce all’anello
che chiudeva anticamente le imponenti e splendide
mura.
Simboli della città sono il Castello
Estense, punto focale delle due zone fu
iniziata nel 1385 come fortezza difensiva e terminata
nel ‘500 rimane una delle testimonianze più
significativa dal punto di vista artistico: la
torre medievale dei Leoni, le prigioni
sotterranee, le sale gotiche del
pian terreno, i saloni affrescati
da Bastianino, Girolamo da Carpi e dai Filippi (Salone
dei giochi sec. XVI); Palazzo dei Diamanti rivestito
dei diamanti di forme geometriche piramidali che
sembrano attirare le energie cosmiche.
Molti sono gli itinerari che si snodano nel circuito
cittadino, ma non si può non dare uno sguardo
alle zone circostanti la città. Voghiera
con il suo borgo tranquillo e la
delizia del Belriguardo, edificata nel
XV sec. per volere di Nicolò III, a ridosso
del fiume Sandalo. Per i suoi decori e suntuosità
fu definita la Versailles degli Estensi.
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Le delizie numerose
e sparse su tutto il territorio, comprendono
anche la delizia del Verginsee
a pochi chilometri da Portomaggiore. Questo
Castello inizialmente apparteneva ad Ercole
I d’Este e successivamente divenne
proprietà di Alfonso I, che utilizzava
questa residenza per le visite con la sua
amante Eustochia Dianti, alla quale donò
l’intero complesso architettonico.
Baluardi del territorio del ferrarese, contro
le invasioni barbariche furono Bondeno con
la sua possente Rocca di Stellata
costruita nel 1385 per volere di Nicolò
II e Cento ricca di tradizioni
e storie: il Palazzo del Governatore,
oggi sede della Galleria d’Arte
Moderna, Casa Pannini
risalente al XIV sec. e la Rocca;
Argenta con le sue testimonianze della seconda
guerra mondiale e magnifici edifici religiosi
e la pinacoteca comunale, inserita nella
quattrocentesca chiesa di S. Domenico, le
quali raccoglie sculture e dipinti di Aleotti,
Garofano, Scarsellino e molti altri.

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| Ravenna, una piccola
città con porto militare sull’Adriatico,
difesa dalle lagune verso terra, divenne per la
sua posizione strategica la capitale dell’Impero
romano d’Occidente. Conobbe quindi,
nel V secolo, una straordinaria fioritura artistica
e la nascita dell’iconografia cristiana; con
la sua arte aulica, divenne lla diretta filiazione
di Roma. Iniziò quindi una stagione artistica
che vide l’avvicendarsi di numerosi sovrani,
ma soprattutto di diverse culture che la resero
una città monumentale di fama internazionale,
oggi Patrimonio dell’umanità.
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| Numerosi sono
i monumenti religiosi pieni di fascino e mistero
orientale; d’oro e blu lapislazzuli i suoi
mosaici…tra questi la prima
Basilica Ursiana a cinque navate, eretta sotto
l’episcopato del Vescovo Orso, la basilica
di S. Giovanni Evangelista (425), la
chiesa di Santa Croce e il mausoleo
di Galla Placida, madre di Valentiniano
III, una grandiosa donna che seppe reggere le
sorti dell’impero con mano sicura e cui
si deve la costruzione dei monumenti.
In questa città venne a completarsi l’ultimo
atto della storia dell’impero d’occidente,
ma non il suo destino imperiale.
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| La Ravenna di Teodorico non perse
certo di splendore…Questo barbaro educato
alla corte di Costantinopoli sviluppò una
profonda ammirazione per la tradizione culturale
romana. Questo Re Ostrogoto fece costruire S.
Apollinare Nuovo con una magnifica decorazione
musiva con scene della vita di Cristo, tra
cui l’Ultima Cena e la Teoria delle Vergini
e dei Martiri. Si rileva l’aspirazione
di Teodorico ad assumersi la tradizione degli imperatori
Romani anche dalla monumentalità del Mausoleo
destinato a contenere le sue spoglie e da numerose
opere edilizie e di bonifica delle paludi. |
Tra gli edifici più
espressivi di una rinnovata grandezza imperiale
bizantina vi è la basilica di S.
Vitale, con marmi preziosi, lo mosaici
con la rappresentazione di Giustiniano e Teodora,
elegantissimi capitelli, ecc. Ravenna infatti, troverà
proprio nel periodo della riconquista dell’Italia,
attuata dall’Imperatore d’Oriente Giustiniano,
il suo massimo splendore. S. Apollinare
in Classe, consacrata nel 549 , affascina
per la splendente croce gemmata nel cielo stellato
posta sull’abside e per il mosaico della Trasfigurazione
di Cristo sul Monte Tabor, dando l’effetto
di un “tappeto” di stoffa ricamata.
La scarsità dei traffici commerciali dovuti
al progressivo interramento del Porto di Classe
ebbe la conseguenza di impoverire la città.
A questo si aggiunse il malgoverno degli Esarchi
(governatore di provincia dell'impero bizantino)
e dell’espandersi dei Longobardi nella pianura
padana attorno al VIII sec.. Anche se la città
visse il suoi “secoli buio” tutta l’area
adriatica risentì gli influssi dell’arte
aulica e dell’espansione delle forme ravvenati.
Una seconda Roma, un’altra Bisanzio…questa
città semplice nell’esteriorità,
racchiude tanti mondi espressi da un’arte
complessa, altamente simbolica, imperiale, tutta
da scoprire e codificare nei suoi sfarzosi mosaici
e monumenti… |


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Di certo nono sono da dimenticare
anche i suoi numerosi comuni, tra cui
Bagnacavallo, deliziosa cittadina medievale,
dove si erge la Basilica di S. Pietro
in Sylvis, splendido esempio di architettura
protoromantica; Faenza con S. Maria Vecchia
costruita attorno al IX sec. Dai Benedettini e
la sua Cattedrale iniziata nel
1474, dove all’interno si trovano capolavori
d’arte rinascimentale, dipinti ed un magnifico
coro ligneo; il comune di Savio
con il suo museo di strumenti musicali
meccanici, uno tra i più ricche
del mondo e ancora funzionanti; Brisighella
e la chiesa di S.Giovanni in
Ottavo, interessante testimonianza di
stile romanico a cavallo fra l’XI e XIII
sec. e la sua suggestiva cripta.

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